Domenica 23 gennaio 2011 più o meno le 3 e 27…
Provo anche stanotte ad affidar le mie pene al buon Dio che pare stia nei cieli.
Vedi, io non è che non ti creda, ma credo di aver tranciato di netto i legami che ci hanno unito.
Mi raccontavano da bambino la storia di quel ragazzo che lascia il padre per andar a sputtanare la sua parte di fortuna. Poi torna pentito, e il padre lo accoglie nuovamente a sé, in barba all’altro figlio sempre ligio e sempre fedele ai dettami paterni.
Io probabilmente ho sputtanato tutto ma non per andarmene, ho sputtanato tutto per cercare, sulla base di logiche probabilmente sballate e su spinte di temporanee esasperazioni, di sistemar qualcosa che non ho avuto fino in fondo la pazienza di aspettare si sistemasse diversamente.
E allora il perdono non è per me.
E quindi non merito il sacrificio del vitello più grasso, non merito di indossare le vesti più splendenti, non merito di calzare i sandali più belli.
Rimango qui, nel cuore della notte, a cozzar contro una massa informe di punti interrogativi ai quali altra risposta non avrò che il silenzio.
Dio non più mio che stai sempre nei cieli, se hai mandato tuo figlio per insegnarci l’Amore e il Perdono, se io non avrò mai il perdono, ti prego, e stavolta ti prego per l’ultima volta, non avercela con me se d’ora in poi non dovessi più rivolgermi a te.
Perchè sono stato sempre prodigo d’amore, slanci d’affetto, gesti d’aiuto e atti di incondizionata e gratuita generosità ma figliuol prodigo non potrò mai esserlo.
Concedimi le attenuanti generiche perchè almeno non sono un Giuda qualsiasi che si vende al miglior offerente. Forse ho tradito, e se ho tradito l’ho fatto per troppo bene, per troppo amore, ma non ho venduto. Non ho venduto nessuno. E nessuno è mai andato in croce a causa mia. E se qualcuno è destinato a “rimanere appeso ad un cappio”, al limite quel qualcuno sarò io.
Come vedi se qualcuno ha perso qualcosa, quello sono io.
Senza rancore, eh!
Addio anzi boh???