…e tutto vola via.
Una parola mal pesata, un gesto non dosato, uno sguardo velato storto, un messaggio troppo corto per poter contenere realmente le tue intenzioni, e tutto vola via.
E quel vento che tutto fa volare, sai che non cambierà mai direzione eppure ti ostini ad andargli contro in una spirale infinita che ti fa assomigliare al cane dei detti popolari che cerca di mordersi la coda in un girotondo tanto buffo quanto impossibile…
Ma arriva il momento in cui ti guardi allo specchio e riconosci te che non sei te. Ma quel “te che non sei te” lo sei stato caparbiamente, stupidamente, perso nella rincorsa di propositi sballati che ti sembravano giusti, perso nella rincorsa di giustificazioni che in realtà giustificazioni non trovano.
Sfuma tutto e il fumo che ne vien fuori annebbia sensi e occhi, inquina il sangue buono, quello che passa in rapida successione dalla pompa che ti ritrovi nel mezzo del petto per essere sparato direttamente nel contenuto della tua scatola cranica. E sai che non si fermerà lì perché da lì verrà trasmesso come aria che fa vibrare di stonature plateali le tue corde vocali. E quelle stonature fanno morire il buono che c’è.
Sfuma tutto: progetti, risate, cene, passeggiate, viaggi, concerti, olive in busta, copertine di cd masterizzati. Tutto.
Il tempo poi passa e quando te ne accorgi ti ritrovi nuovamente di fronte a quello specchio che ti ricorda che te lo sei giocato malamente. E non puoi riavvolgerlo. Perché te ne accorgi. Tardi.
La mia parabola me la son cavalcata tutta. Ho guardato i miei macelli, mi son reso conto di averli combinati con una perfezione negativa, la perfezione che ho sempre detestato eppure praticato. E la odio ancora nonostante l’abbia praticata a piene mani. Si sa, si rinsavisce tardi.
Chiedo scusa. Senza pretesa di accettazione. Firmo un cambialone di espiazione ma quanto meno mi sento uomo. Riconosco i miei errori, ne faccio tesoro, pago gli interessi della mia cattiveria ma voglio sentirmi uomo.
Perché un uomo non è colui che miete mille e più successi. Un uomo è colui che riconosce i propri errori. Pagandoli.