Non è un pesce d’aprile…

1 04 2011

“……e imbracciò il fucile delle sue poche certezze per sparare sui sogni irrealizzati e sulle illusioni disperse. Fabrias forse riprende a vivere. Di sicuro Fabrias, ha smesso di sognare.”

Oggi, nonostante sia il primo di aprile, la giornata della goliardia più sfrenata, credo sia un giorno importante per me. Non è uno scherzo la fiammata improvvisa che ha illuminato i miei neuroni ed è venuta fuori la conclusione del mio romanzo.

Sì, capisco che sto parlando di me, capisco che ho indossato l’abito più autoreferenziale che possegga  ma in fondo sono nel mio spazio virtuale più mio, e posso farci i cazzetti miei. E quindi render pubblico anche qualche mio successo (che non pretendo sia riconosciuto, mi basta la mia soddisfazione…) è legittimo. E’ giusto. E’ doveroso.

Ora non mi resta che afferrare una manciata di ore e farle mie, recuperare carta, calamaio e penna e dar forma a ciò che manca a quelle pagine che per troppo tempo si son sentite orfane di una conclusione degna dello scoppiettante incalzare degli eventi. E’ tutto ben stipato nelle mie caverne cerebrali. Basterà solo aprire il cancello del recinto delle suddette caverne e far scorrere il flusso verso il mio braccio sinistro, verso la mia mano sinistra e guidar la penna verso gli orizzonti non più annebbiati della mia immaginazione, e tutto sarà completo.

Quando questo si compirà finalmente mi avranno restituito quella cazzo di patente e potrò stappare quell’Amarone che langue in una cantina tanto premurosa quanto asociale. Perché viviamo in uno stato che deve farsi i cazzi tuoi solo quando ha un po’ di soldi da spillarti. Del resto se ne sbatte allegramente i maroni. Ma questa è un’altra storia che vi racconterò minuziosamente in un capitolo a parte. Per il momento mi limito a mandare grassamente affanculo lo stato di merda in cui viviamo. Anche perché ho da affilare la mia penna per traguardi più nobili…

E allora buona penna Fab!!!

P.S.: se non ci fosse stato il Raggio di Sole a far luce nel disordine della mia vita gli orizzonti della mia immaginazione, e, perché no?, della mia quotidianità sarebbero ancora annebbiati. E per questo ti sarò sempre grato.


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